In vacanza

Sono sempre io, Terry, questa volta, in quest’altra occasione, ero un po’ più grande, avevo 23 anni , eravamo nel 1980 e mi ero appena laureata, mamma non ci avrebbe mai creduto e papà neppure, comunque ce l’avevo fatta, anche se non con una media altissima, ora papà mi avrebbe pagato il viaggio che mi aveva promesso e così fu.
Devo dire che, da quell’esperienza al cinema d’essay a 18 anni, ne avevo fatta di strada, sessualmente parlando, ma sempre senza mai avere un rapporto serio e duraturo, non mi interessava o, forse, non avevo ancora trovato quello giusto, comunque intendevo continuare a divertirmi e fare nuove esperienze.
Il mio programma prevedeva di imbarcarmi a Genova, con la mia macchinina, arrivare a Palermo, andare a trovare dei parenti vicino Ragusa e poi fare una piccola crociera su un caicco turco fino in Grecia e ritorno con dei mie cugini e dei loro amici, infatti partii da Milano con la mia Mini ed arrivai a Genova intorno alle 19, in tempo per imbarcarmi, la nave partiva alle 21, mi assegnarono una cabina interna con due letti singoli ed un bagno, lasciata la borsa in cabina girai un po’ per la nave, c’erano un paio di ristoranti, un self service, due bar, una piccola palestra, un piccolo cinema, una sala giochi e, soprattutto la piscina
Per cenare optai per il self service, c’erano un sacco di camionisti che tornavano in Sicilia, avevo visto i loro camion parcheggiati sulla nave traghetto e, dopo cena, andai sul ponte superiore a fumare una sigaretta, beh diciamo una sigaretta, comunque era roba buona, poi avevo forse bevuto un bicchiere di vino di troppo e avevo bisogno di un po’ d’aria fresca.
Probabilmente mi avevano seguito dal self service, perché mi si avvicinarono in due, senz’altro camionisti, e cominciarono a fare le solite avances, “dove va in Sicilia?, come mai da sola?, una ragazza così carina, ma dov’è il suo fidanzato?” risposi con educazione continuando, come per sfida, a fumare il mio spinello e cominciando a squadrarli.
Uno era abbastanza giovane, forse pochi anni più di me, alto come me, bruno, occhi verdi un bel fisico atletico, l’altro decisamente no, avrà avuto almeno 50 anni però era alto, sicuramente più di un metro e ottanta, era però molto robusto, con pochi capelli e con la pancia. Nel marsupio avevano delle mignon di grappa e cognac e me ne offrirono, passammo almeno una mezz’ora a bere e chiacchierare , poi mi lasciarono davanti alla mia cabina e raggiunsero la loro che era allo stesso piano.
Passarono una decina di minuti e mi accorsi di non avere acqua da bere, non stetti a rivestirmi, indossai un paio di pantaloncini e una maglietta, senza biancheria ed andai al bar per comprarne una bottiglia, lì trovai Salvo, il più giovane che comprava anche lui da bere, solo che lui comprò una bottiglia di vecchia romagna, riscendemmo insieme e, passando davanti alla loro cabina mi invitò a bere un ultimo bicchiere con loro prima di andare a letto, se mi avesse proposto di farlo da me avrei pensato volesse provarci, ma nella loro cabina………..
Mai considerazione fu più sbagliata, dopo aver bevuto un bicchiere il suo amico, Antonio, si sdraiò su una cuccetta e noi due, seduti sull’altra, continuammo a bere e a parlare, beh, a bere poco e a parlare molto, intanto mi sembrava che Antonio si fosse addormentato e così, quando Salvo mi baciò, risposi al bacio, poi ci trovammo sdraiati sulla sua cuccetta, continuammo a baciarci e a toccarci, finchè ci ritrovammo tutti e due nudi, lui continuava a baciarmi dappertutto, sulle palpebre, sulla bocca, sui capezzoli, quando arrivò a pube si stupì della mancanza di peli, ma gli dissi che io mi depilavo totalmente da sempre, allora usò la bocca, le labbra e poi la lingua anche lì, era molto bravo e riuscì a farmi rilassare era molto piacevole, poi alla lingua unì le dita iniziando così a penetrarmi con quelle, poi si sedette sul letto ed io mi ci inginocchiai di fianco, gli presi il , membro in mano e cominciai a scappellarlo e a leccarlo, non era male, non grandissimo ma non male, poi, mentre io gli succhiavo la cappella lui con un dito mi sfiorò il buchino posteriore, mentre con le dita di una mano frugava nella mia farfallina, con un dito dell’altra cercava di penetrarmi di dietro, avevo già avuto un paio di esperienze “anali” e, devo dire, che non mi erano dispiaciute, così lo lascia fare mentre facevo indurire il suo pene con la mia mano e la mia bocca.
Poi smise di frugarmi e mi fece mettere in ginocchio sul materasso, mentre continuava il ditalino sentii che usava li lingua sul mio buchino posteriore e poi ci infilava il dito, poi mi accorsi che le dita diventavano due ed il massaggio continuava, nel frattempo io, comunque , mi massaggiavo anche la clito e, fu così che gli venni sulla mano con un sospiro abbastanza rumoroso, lui, senza scomporsi, usò i miei umori per lubrificarmi ancora di più il buchino posteriore, poi sentii la punta del suo cazzo farsi strada lentamente nel mio culetto, cercai si rilassare i muscoli per evitare di sentire male, lui mi penetrava un po’ per volta, lasciando alla mia carne il tempo di abituarsi al nuovo ospite, fino a quando sentii i suoi coglioni contro il mio culetto, era arrivato in fondo, le sua mani forti sulla mia schiena e, lentamente, cominciò il suo andirivieni mentre eravamo così, lanciai uno sguardo alla cuccetta vicina, Antonio si era seduto e ci guardava tenendosi il cazzo in mano, non me ne ero accorta, ma che potevo fare?
Me lo disse lui alzandosi e facendo cadere i pantaloncini a terra, si sedette anche lui sulla nostra cuccetta, mi strizzò un seno e mi mise il suo uccello davanti alla bocca spingendolo contro le mia labbra. Beh non potevo altro che succhiarlo, avevo Salvo che mi pompava con il suo cazzo nel culetto e sembrava non arrivare mai alla fine ed Antonio che, devo dire, aveva un uccello di tutto rispetto, mai visto uno così, era lungo più di una delle mie spanne, quindi circa 25 centimetri, largo e nodoso.
Dopo poco lo sentii dire qualcosa a Salvo che, uscì da me, allora Antonio si sdraiò sul letto mentre Salvo mi spostava sollevandomi come se fossi leggerissima e mettendomi sopra Antonio che puntò il suo cazzo contro la mia farfallina e mi penetrò, stavolta non sospirai ma lanciai un piccolo grido, nonostante Salvo mi spingesse ancora il suo cazzo in bocca, Antonio i faceva saltare sul suo uccello come una bambola di pezza, i suoi colpi erano veloci ma profondi, d’un ratto si fermò, pensai stesse venendo, invece mi strinse a e come per tenermi ferma e sentii Salvo spingermi ancora il suo pene nel culetto, adesso avevo due cazzi nel mio corpo, separati solo da una sottile striscia di carne, la mia carne, venni ancora nel momento in cui Salvo mi penetrava, loro due, invece, ancora nulla, li sentivo strisciarmi dentro a tempo, mentre Salvo mi strizzava i capezzoli che mi facevano male tanto erano duri, fino a quando, prima lui e poi Antonio, mi inondarono della loro sborra calda, uscendo da me e lasciandomi sfinita sul letto dove mi addormentai.
Quando mi svegliai avevo la testa sul grembo di Salvo, non erano ancora sazi, si versò del cognac sul cazzo e me lo fece leccare e poi ancora e ancora, sentii Antonio prendermi per le chiappe e sollevarle, poi sentii la punta del suo cazzo spingere sul mio buchino, nooooo era troppo grosso, mi avrebbe fatto male, Salvo mi diceva di rilassarmi e ci provai, ma mentre mi penetrava mi sembrava mi stesse spaccando in due, poi arrivò in fondo, e cominciò a muoversi, ad ogni colpo mi mancava il fiato ed il fatto di avere in bocca l’uccello di Salvo non mi aiutava certo, poi il dolore passò, ma lui continuava a pomparmi, poi senza uscire si sedette sul letto tirandomi a se e permise così a Salvo di penetrarmi anche lui, così si erano scambiati i posti ed io continuavo a godere, tirammo mattina così e, finalmente, stanca ma sazia tornai nella mia cabina, feci una doccia e mi addormentai un po’ dolorante, tanto saremmo arrivati la sera a Palermo.
Quando mi svegliai erano le 16, feci una altra doccia e poi cercai di aggiustare i guasti causati dalla nottata precedente con un po’ di trucco ma, soprattutto con un po’ di crema lenitiva, poi bussarono alla porta della mia cabina, erano loro, mi chiesero come stavo e che avevano pensato, prima di arrivare di offrirmi da bere, in mano, infatti, avevano ancora il resto della bottiglia di cognac, mi sedetti sul letto aspettando che lo versassero ma si calarono i pantaloncini e se lo versarono sul cazzo mettendomeli davanti alla bocca, che potevo fare? Li impugnai e comincia a leccarli e succhiarli di nuovo, ci misero almeno venti minuti ma poi mi inondarono la gola di sborra bianca, densa e bollente, quello fu il loro saluto.
Se tanto mi da tanto, sarebbe stata una vacanza interessante.

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